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Tra
i referendum proposti quello sugli inceneritori è quello che desta
le maggiori perplessità tra coloro che sono invitati a firmare ,
per tale motivo abbiamo pensato di inserire questo elaborato sintetizzato
da un testo di Greenpeace.
Negli
ultimi trent’anni abbiamo assistito ad una crescente e smisurata
produzione di rifiuti indice di una società sempre più orientata
verso i consumi. La gestione dei rifiuti è diventata un problema
ambientale tangibile ovunque, soprattutto nei paesi in via di sviluppo
spesso oggetto di importazioni illegali di rifiuti e di tecnologie
produttive ad alto impatto sanitario ed ambientale.
Molti governi europei, fra cui l’Italia,
promuovono l’incenerimento come soluzione all’emergenza
rifiuti e incentivano, attraverso contributi economici e facilitazioni
amministrative (come le procedure semplificate), la
costruzione di nuovi termodistruttori. Sistemi alternativi più
sostenibili e meno pericolosi per l’uomo e per l’ambiente continuano
ad essere ignorati.
Nel
nostro paese sono già presenti ben 212 impianti di incenerimento,
di cui 171 di rifiuti speciali e la restante parte di rifiuti urbani,
un numero irrisorio se confrontato a quello degli impianti previsti
per i prossimi anni. Greenpeace
ha condotto un’indagine conoscitiva sugli impianti esistenti e su
quelli previsti in Italia, rivolgendosi direttamente alle amministrazioni
pubbliche (Regioni e Province) e alle ARPA (agenzie regionali per
la protezione dell’ambiente). Nonostante la collaborazione degli
enti pubblici sia stata parziale, risulta evidente nei piani provinciali
e regionali di gestione l’orientamento generale a ricorrere alla
combustione dei rifiuti.
Dalle
informazioni raccolte emerge il seguente quadro non esaustivo:
In
sintesi nei prossimi anni almeno altri 41 impianti bruceranno rifiuti
urbani e speciali, senza tener conto degli inceneritori previsti
nelle province da cui non abbiamo ottenuto dati ufficiali. Il
ricorso agli inceneritori rappresenta un disincentivo alla riduzione
della produzione di rifiuti e alla raccolta differenziata, nonché
un’ennesima fonte di inquinamento ambientale e sanitario.
Questa
politica di gestione dei rifiuti contrasta con le indicazioni
della Comunità europea che prevedono, invece, una serie di
linee di intervento, recepite a livello nazionale dal decreto Ronchi
(1997), quali:
Questo significa per i sistemi di gestione
integrata l’attuazione di strategie di prevenzione della produzione
dei rifiuti che prevedano a valle riutilizzo, riciclo e recupero
per ridurre la domanda di materie prime ed infine, solo in ultima
ratio, il recupero energetico. In Italia, nel 1999, sono state prodotte
108 milioni di tonnellate di rifiuti di cui circa 50 di rifiuti
speciali (esclusi i rifiuti inerti da costruzione) e la restante
parte di rifiuti urbani, in cui sono compresi anche quelli derivati
dagli imballaggi dei beni di consumo.
In
realtà il problema non è
solo determinato dal volume dei rifiuti prodotto ma anche dalla
loro natura: la pericolosità del rifiuto dipende dall’attività
industriale che lo ha generato, ma anche dalla quantità e tipologia
dei composti presenti. Per esempio, i fanghi di dragaggio portuale
sono considerati rifiuti pericolosi in virtù della presenza di sostanze
tossiche (benzeni, metalli pesanti ecc.), derivanti dal traffico
portuale e dal dilavamento delle vernici. Queste sostanze tossiche determinano problemi di natura igienico-sanitaria ed
ambientale soprattutto in fase di smaltimento dei fanghi di
dragaggio.
Nella gestione integrata dei rifiuti
lo smaltimento, cioè la fase conclusiva del ciclo dei rifiuti, ha
un valore marginale e, secondo la legge, è ammissibile solo per
i rifiuti inerti (derivanti da attività di demolizione), i rifiuti
trattati (residuali di operazioni di riciclo, riutilizzo e smaltimento)
ed altri individuati da apposite norme tecniche non ancora emanate.
Lo
smaltimento finale avviene attraverso il conferimento in discariche
controllate o la termocombustione per mezzo di inceneritori (con
e senza recupero energetico).
Le problematiche ambientali
connesse al conferimento in discarica sono dovute ad immissione
nell’atmosfera di gas, quali soprattutto metano, ed inquinanti nel
suolo e sottosuolo sotto forma di percolato. Questi fenomeni potrebbero,
però, essere evitati se venissero predisposti idonei sistemi di
captazione degli inquinanti (biogas e percolato), nonché realizzate
misure di impermeabilizzazione del fondo di quelle che verrebbero,
a ragione, definite "discariche controllate".
Gli inceneritori, o termodistruttori,
sono impianti di smaltimento che bruciano i rifiuti allo scopo
di ottenerne una riduzione in peso e in volume. In realtà la
fisica insegna che la materia non può essere né creata né distrutta
e durante la combustione essa semplicemente si modifica. I termodistruttori
non distruggono i rifiuti ma li trasformano in ceneri, scorie
ed emissioni tossiche. Oltre a non risolvere il problema
delle discariche, perché le ceneri dovranno essere a loro volta
smaltite in discariche per rifiuti speciali, gli
inceneritori non fanno fronte nemmeno all’emergenza rifiuti (in
quanto la costruzione di un impianto richiede anni di lavoro)
e, soprattutto, vanno contro ogni forma di prevenzione dei rifiuti.
A completare il controverso quadro intorno a questi impianti
va senza dubbio sottolineato l’impatto di questa tecnologia sulla
salute pubblica: i risultati delle recenti indagini, riportati
in sintesi nel presente rapporto, lo dimostrano con chiarezza.
Quali rifiuti alimentano gli inceneritori
Il
combustibile degli impianti d’incenerimento sono i rifiuti ma non
tutti possono essere inceneriti, ad esempio metalli e vetro si ritrovano
all’uscita degli impianti e alcune frazioni, come per esempio quella
organica (derivante in parte dagli scarti alimentari), hanno un
basso potere calorifico che incide negativamente sull’efficienza
di combustione.
Al
contrario alcuni materiali, in primis la plastica e poi il legno
e la carta, hanno un elevato potere calorico, ragione per cui queste
frazioni merceologiche, separate dalla raccolta differenziata, molto
spesso vengono indirizzate all’incenerimento e non al recupero di
materia.
Di
seguito sono elencate le tre tipologie di rifiuto che possono essere
sottoposte al trattamento termico:
- Rifiuto
urbano tal quale (RU o RU t.q.) – rifiuto indifferenziato, così
come raccolto e comprendente anche quella frazione che rimane a
valle di operazioni di raccolta differenziata. Previa separazione
di materiali ingombranti ed eventualmente di metalli può alimentare
un impianto di incenerimento soggetto ad autorizzazione da parte
della Regione.
- Frazione
secca (o secco) – frazione combustibile derivante da vagliatura
meccanica del rifiuto urbano indifferenziato o proveniente da raccolta
separata (rimozione degli ingombranti e dei metalli) che può alimentare
un impianto di incenerimento soggetto ad autorizzazione da parte
della Regione.
- CDR (combustibile derivato da rifiuti) – deriva da un processo di
raffinazione della frazione secca attraverso una serie di trattamenti
quali triturazione, essiccamento, addensamento, eventuale miscelazione
con rifiuti ad alto potere calorifico (plastiche, gomme, legno).
Il cdr è caratterizzato da specifici requisiti quali il contenuto
di umidità, ceneri, cloro, metalli ecc. ed è utilizzabile in
impianti d’incenerimento ed in centrali termoelettriche e cementifici
(in quest’ultimo caso in co-combustione con combustibili fossili). Il cdr rappresenta un disincentivo per il recupero di
materia dopo la raccolta differenziata ed inoltre potrebbe essere
un ottimo escamotage per
la malavita organizzata. Ciò è dovuto al fatto che la costruzione
e l’esercizio di un impianto di cdr richiede un iter amministrativo
molto snello. E’ necessario, infatti, comunicare solo l’inizio dell’attività
alla Provincia competente (secondo le procedure semplificate previste
dal decreto Ronchi), applicando il principio del silenzio assenso.
Emissioni
Tutti
i tipi di inceneritori bruciano i rifiuti immessi ma rilasciano
numerosi composti inquinanti nell’ambiente, sia sotto forma solida
che gassosa. La formazione di queste sostanze, di cui molte sono
ancora oggi sconosciute, dipende da una serie di fattori quali:
la tipologia del rifiuto trattato (composizione chimica), le condizioni
di combustione e quelle operative di funzionamento dei sistemi di
abbattimento degli inquinanti.
Gli inquinanti emessi sotto forma di gas dal camino dell’inceneritore
si dividono in microinquinanti e macroinquinanti perché presenti
in differenti concentrazioni (rispettivamente ug o ng/ m3
e mg/m3). Tra i microinquinanti
si trovano composti organici del cloro, come PCB (policlorobifenili),
diossine, furani, policloronaftalene e clorobenzene, IPA (idrocarburi
policiclici aromatici), VOC (composti organici volatili) e metalli
pesanti (piombo, cadmio, mercurio ecc.). Polveri, acido cloridrico,
ossidi di azoto, ossidi di zolfo e ossidi di carbonio sono invece
i macroinquinanti emessi
da un inceneritore.
Le sostanze emesse in forma solida si distinguono in ceneri
di fondo (che si depositano alla base della caldaia durante il processo
di combustione) e ceneri volanti (perché non trattenute dai sistemi
di filtraggio aereo).
Molti
dei microinquinanti sono
noti per essere persistenti,
cioè resistenti ai processi di degradazione naturale, bioaccumulabili perché si accumulano nei tessuti degli animali
viventi trasferendosi da un organismo all’altro lungo la catena
alimentare e tossici,
in quanto sono sostanze che possono comportare rischi per la salute
dell’organismo con cui entrano in contatto, fino a provocarne la
morte.
In
questo rapporto verranno presi in considerazione i composti che
sono stati più a lungo studiati e che hanno il maggior impatto dal
punto di vista sanitario e ambientale.
Diossine e furani
Il
termine generico "diossine" si riferisce ad una famiglia
di composti organici del cloro che comprende 75 tipi di diossine
e 135 di furani, di cui 17 suscitano forti preoccupazioni tossicologiche.
L’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro ha classificato
la diossina, denominata TCDD, come riconosciuto cancerogeno per
l’uomo; altre organizzazioni autorevoli, come l’SFC (comitato scientifico
dell’alimentazione umana) e l’OMS (organizzazione mondiale della
sanità), hanno concluso che l’effetto cancerogeno delle diossine
si realizza solo dopo una certa soglia, mentre altre implicazioni,
come effetti sul sistema immunitario, neurocomportamentale e
l’endometriosi si possono manifestare anche a livelli notevolmente
inferiori alla soglia individuata.
Nel
corso del XX secolo sono state identificate diverse fonti di emissione
di diossine, tutte accomunate dalla presenza di cloro (sia essa
volontaria o accidentale) durante i processi di lavorazione. Tra
i diversi procedimenti ricordiamo la sintesi e lo smaltimento dei
pesticidi, lo sbiancamento della polpa di legno, i processi metallurgici
e, a partire dalla fine del secolo scorso, l’incenerimento, in particolare
quello di rifiuti urbani. Questa tecnologia è considerata oggi come
la fonte principale di emissione delle diossine.
Le
diossine sono ampiamente
diffuse in tutto il globo e la ricerca ha dimostrato la loro presenza
nel sangue umano e nel latte materno, sollevando notevoli interrogativi
sugli effetti che avranno a medio-lungo termine sulla salute pubblica.
Nonostante
il progresso dei sistemi di controllo e di abbattimento dell’inquinamento
atmosferico abbia determinato una parziale riduzione delle diossine
emesse dai camini degli inceneritori, la parte dei composti che
non finisce in aria si ritrova comunque nelle ceneri di fondo e
quindi causa un impatto, in fase di smaltimento, sul suolo e sulle
falde acquifere anziché in atmosfera.
In
Italia le emissioni atmosferiche di un inceneritore ricadono all’interno
delle disposizioni del D.M. 503/97 che prevede un monitoraggio continuo
per alcuni inquinanti quali polveri, acido cloridrico, ossigeno,
ossidi di carbonio, zolfo e azoto; mentre per quanto riguarda gli
altri contaminanti (diossine e furani, metalli pesanti, PCB) la
frequenza delle misurazioni, seppur stabilita da leggi regionali,
non deve superare quella annuale.
Ciò
determina una carenza di informazioni proprio sui composti a maggior
rischio tossicologico, sui quali non viene effettuato un monitoraggio
continuo durante le normali condizioni operative, ma vengono usate
misure puntuali che potrebbero essere inaccurate e sotto stimare
le reali emissioni di diossine nell’aria.
Metalli pesanti
Attraverso
l’incenerimento i metalli pesanti (piombo, cadmio, mercurio, arsenico
ecc.), presenti negli originali rifiuti solidi, sono emessi sotto
forma di gas, in associazione a particelle aeree minuscole, di ceneri
e di altri residui solidi.
Molti
metalli sono tossici e persistenti nell’ambiente e provocano notevoli
impatti negativi sulla salute dell’uomo. Per esempio il cadmio è un noto cancerogeno e provoca effetti respiratori
acuti (polmonite) o cronici, mentre il mercurio
è dannoso al sistema nervoso (quando è presente sotto forma
di vapore) mentre i suoi composti inorganici hanno proprietà tossiche
anche a basse concentrazioni.
Ad
eccezione del mercurio, i livelli dei metalli rilasciati nei gas
sono decresciuti nell’ultimo decennio grazie al miglioramento delle
tecnologie di abbattimento dell’inquinamento aereo. Ma, come per
le diossine, la riduzione delle emissioni in atmosfera di metalli
determina un corrispondente aumento dei loro livelli nelle ceneri
e nelle scorie, il cui impatto sull’ambiente sarà registrato solo
al momento della loro deposizione in discarica.
Materia particolata
Tutti
gli inceneritori emettono particolato in atmosfera (di cui la maggior
parte ha dimensioni microscopiche) e contribuiscono quindi all’inquinamento
aereo dovuto alle particelle solide sospese, che rappresenta un
serio rischio per la salute dell’uomo.
Gli
attuali sistemi di controllo dell’inquinamento aereo possono prevenire
l’immissione di solo il 5-30% di particelle in atmosfera (aventi
dimensioni inferiori ai 2,5 um) ma non possono prevenire la dispersione
della maggior parte delle particelle, dette "ultrafini",
perché di dimensioni così piccole (inferiori a 0,1 um) da oltrepassare
le maglie dei filtri.
Questa
è la ragione per cui le particelle ultrafini possono raggiungere
le regioni più profonde dei polmoni e determinare un notevole
impatto sul sistema respiratorio. Recenti evidenze sperimentali
indicano come le particelle emesse dagli inceneritori, a causa
della presenza di metalli sulla loro superficie, determinino un
inquinamento atmosferico più dannoso di quello dovuto alle centrali
termiche a carbone suscitando perciò grande preoccupazione per
la salute umana.
Ceneri
Come
accennato nell’introduzione, gli inceneritori producono rifiuti
solidi, sotto forma di ceneri e scorie, in quantità pari a circa
un terzo del peso del rifiuto immesso. Si distinguono due tipologie
di ceneri: quelle volanti (3-5%), che sfuggono ai sistemi di filtraggio
aereo e le ceneri di fondo (circa 30%), che si depositano alla base
delle caldaie e che dovranno quindi essere smaltite, come rifiuti
tossici, in discariche controllate. Tra i rifiuti a valle di un
impianto di incenerimento, oltre ceneri e scorie, bisogna annoverare
la presenza di materiale non combusto; non di rado, infatti, accade
che le condizioni operative della camera di combustione o di post
combustione non siano idonee a garantire un completo trattamento
dei rifiuti in entrata.
La
tossicità delle ceneri è legata sia alla presenza di diossine e
metalli sia alla loro facilità di dispersione che provoca problemi
di trasporto e di smaltimento finale in discarica. Una volta conferite
in discariche speciali per rifiuti tossici, le ceneri rappresentano
una potenziale fonte di contaminazione del sottosuolo e delle acque di falda.
In alcuni casi, infatti, è stata accertata la contaminazione delle
acque ad opera di metalli, come piombo e cadmio, rilasciati dalle
ceneri.
Nel
tentativo di ridurre questo fenomeno di rilascio, definito lisciviazione
, le ceneri sono talvolta stabilizzate in cemento prima della deposizione
in discarica. Sebbene questo metodo riduca il rilascio immediato
delle sostanze tossiche, le condizioni atmosferiche e l’erosione
potrebbero comunque causare in tempi più lunghi la dispersione di
questi elementi e composti nell’ambiente.
Alcuni
paesi europei stanno sperimentando l’utilizzo delle ceneri per manufatti
impiegati in opere di costruzione (strade e viali), una pratica
che riduce sicuramente i costi legati al loro smaltimento. Il problema
è legato alla sicurezza di questi manufatti che, a seguito di eventi
esterni non prevedibili (terremoti, subsidenza), potrebbero rilasciare
i composti tossici e determinare quindi pericolo per l’ambiente
e per l’uomo.
Negli
ultimi anni ‘90 nel Newcastle (GB) sono state utilizzate ceneri
provenienti da un moderno inceneritore come fertilizzanti:
nei lotti di terreno fertilizzati sono stati trovati alti livelli
di diossine e metalli pesanti4. E’ facile
ipotizzare un loro passaggio nei tessuti dei vegetali e quindi nella
catena alimentare.
Nonostante
la tossicità delle ceneri la Comunità europea non prevede limiti
di concentrazione di composti organici e di metalli in questi rifiuti
e nemmeno ne scoraggia l’utilizzo.
L’impatto ambientale e sanitario
Come
accennato in precedenza le emissioni degli inceneritori, sia sotto
forma solida che gassosa, sottopongono l’ambiente e la popolazione
a un’ulteriore esposizione ai composti inquinanti, il cui reale
impatto potrà essere documentato solo fra decine di anni.
Le
poche indagini inerenti all’impatto ambientale hanno mostrato la
presenza di livelli elevati di metalli
e di diossine nel suolo
e nella vegetazione limitrofa agli inceneritori, nonché la contaminazione
causata a prodotti alimentari come il latte di mucca e le
uova4.
Nonostante
l’entità dell’impatto sanitario delle sostanze tossiche dipenda
da molti fattori fra cui la concentrazione nell’ambiente, il grado
di tossicità e la durata dell’esposizione, esso può essere ricondotto
a due tipologie principali:
-
Occupazionale,
legata all’ambiente di lavoro (vedi tabella 1)
-
Non
occupazionale, a sua volta distinta in accidentale o ambientale.
La
prima si riferisce all’impatto che una sostanza (elemento o composto)
può avere sui lavoratori impiegati in un processo produttivo; la
seconda invece si distingue in una esposizione accidentale legata
ad un evento fortuito, non prevedibile (esplosioni, incendi ecc.)
o ad un’esposizione ambientale riferita ad una continuata emissione
industriale di composti inquinanti in aria, nel suolo e nelle acque.
Le
popolazioni residenti in zone limitrofe agli inceneritori (vedi
tabella 2) sono fortemente esposte per inalazione e contatto dermico
agli inquinanti immessi in atmosfera. La maggior parte di questi
entra inevitabilmente nella catena alimentare.
L’immissione
nell’aria di particelle fini insieme ad ossidi di zolfo e azoto
(SO2 e NO2) determinano un notevole impatto
sul sistema respiratorio, in quanto hanno la capacità di raggiungere
le regioni più profonde dei polmoni.
Oltre a disturbi respiratori di piccola entità come bronchiti e
tosse è stata accertata la maggiore probabilità di incidenza
di tumori ai polmoni sia per i residenti in aree prossime ad inceneritori
che per i lavoratori impiegati in tali impianti.
In
queste fasce di popolazione risulta più frequente l’insorgenza di
forme tumorali che investono diversi apparati oltre quello respiratorio,
quali il sistema gastrico, i tessuti molli (sarcoma) e le
vie linfatiche (linfoma non-Hodgkin). I lavoratori impiegati
negli inceneritori sono, inoltre, soggetti ad altre patologie come
malattie del cuore, alterazioni del sistema immunitario ed è stato
trovato un eccesso di lipidi nel sangue e di proteine e tioeteri
nelle urine; i tioeteri sono markers biologici ovvero indicatori
dell’esposizione tossica a composti come gli IPA (idrocarburi policiclici
aromatici).
I
risultati emersi negli ultimi anni suscitano preoccupazione in merito
all’impatto dell’incenerimento sulla salute pubblica soprattutto
in considerazione del fatto che il numero delle indagini sperimentali
è ancora oggi limitato e non abbraccia tutti gli inquinanti emessi
da un inceneritore, in quanto non è ancora nota la composizione
di molte sostanze.
Tab. 1 - Lavoratori impiegati negli impianti
di incenerimento (da Allsopp M. et
al. 2001).
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Impatti sulla salute
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Commenti
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Marcatori biologici dell’esposizione:
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Elevati mutageni nelle urine
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Le emissioni e le ceneri degli inceneritori sono mutageniche, hanno cioè
la proprietà di danneggiare il DNA. I lavoratori sono così
esposti a questi composti e lo dimostrano gli elevati livelli
di mutageni nelle urine (studio del 1990/1992)
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Elevati livelli di idrossipirene nelle urine
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L’idrossipirene è un indicatore dell’esposizione agli IPA; i risultati rilevano
elevate esposizioni a questi composti (studio del 1992)
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Aumentata quantità di tioeteri nelle urine
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I tioeteri sono indicatori dell’esposizione a composti, come gli IPA (studio
del 1981)
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Cancro:
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Aumentata probabilità di cancro ai polmoni
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Lavoratori di un inceneritore di rifiuti urbani in Svezia, 1920-1985 (studio
del 1989)
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Aumentata probabilità di cancro all’esofago
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Lavoratori di un inceneritore di rifiuti urbani in Svezia, 1920-1985 (studio
del 1989)
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Aumentata probabilità di cancro all’apparato gastrico
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Lavoratori di un inceneritore di rifiuti urbani in Italia, 1962-1992 (studio
del 1997)
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Altri impatti:
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Aumentata mortalità per ischemia cardiaca
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Lavoratori di un inceneritore di rifiuti urbani in Svezia, 1920-1985; i
risultati sono stati significativi nei lavoratori con più
di 40 anni di attività (studio del 1989)
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Eccesso di lipidi nel sangue; alterazione sul sistema immunitario; alterazione
del rapporto dei sessi nella prole; decremento nella funzionalità
del fegato; aumento delle allergie
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Lavoratori impiegati in un inceneritore in Giappone, 1988-1997. Sono stati
significativi l’eccesso di iperlipidemia e cambiamenti nelle
cellule del sistema immunitario, mentre deve essere confermata
la correlazione tra allergie ed esposizione alle diossine
(studio del 2000)
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Eccesso di proteine nelle urine e ipertensione; anormale chimica del sangue
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Lavoratori impiegati in un inceneritore di rifiuti urbani negli Stati Uniti
(studio del 1992)
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Cloroacne, eruzione cutanea dovuta alla esposizione di diossina
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Cloroacne è stata trovata in un lavoratore di un vecchio inceneritore in
Giappone, con alti livelli di diossine (studio del 1992)
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Tab. 2 - Residenti in aree limitrofe ad inceneritori (da Allsopp M. et al.
2001).
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Impatti sulla salute
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Commenti
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Marcatori biologici dell’esposizione
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Elevati livelli di tioeteri nelle urine dei bambini
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Alti livelli di tioeteri nelle urine sono stati trovati in bambini residenti
vicino ad un moderno inceneritore in Spagna (studio del
1999)
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Cancro
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Aumento del 44% del sarcoma nei tessuti molli e del 27% del linfoma non-Hodgkin
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Questi tumori sono stati documentati in soggetti residenti vicino ad un
inceneritore in Francia. La causa è con probabilità legata
alla esposizione alle diossine, ma sono necessarie ulteriori
indagini (studio del 2000)
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Aumento probabilità di cancro ai polmoni
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Aumenti significativi sono stati documentati in residenti vicino ad un inceneritore
di rifiuti urbani in Italia (studio del 1996)
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Aumento probabilità di cancro alla laringe
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Documentato solo nei pressi di un inceneritore di rifiuti pericolosi (solventi)
in Inghilterra (1990). In Italia l’aumento di mortalità
dovuto a questo tipo di cancro è stato riscontrato in residenti
vicino ad un inceneritore di rifiuti, ad una discarica e
ad una raffineria
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Aumento probabilità di cancro al fegato
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Gli studi sono stati condotti su 14 milioni di persone residenti tra 7.5
e 70 Km di distanza da un inceneritore di rifiuti urbani
in Inghilterra: l’incidenza tumorale è aumentata dal 20
al 30% (studi del 1998 e 2000)
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Impatti sull’apparato respiratorio
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Percentuale aumentata dell’impiego di medicine per problemi respiratori
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In un villaggio in Francia è stato documentato un aumento dell’uso di medicine
ma la relazione causa-effetto non può essere attribuita
univocamente (studio del 1984)
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Aumento di 9 volte di sintomi respiratori come tosse e affanno
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Studio effettuato su residenti vicino ad un inceneritore di rifiuti pericolosi
(studio del 1993)
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Impatti avversi sulla funzione polmonare nei bambini
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Studio condotto a Taiwan che indica una correlazione tra l’inquinamento
atmosferico, non solo dovuto agli inceneritori, e la funzionalità
polmonare nei bambini (studio del 1992)
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Sintomi respiratori aumentati, compresi tosse e bronchiti
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Uno studio su 58 individui residenti vicino ad un cementificio che brucia
rifiuti pericolosi in Stati Uniti (studio del 1998)
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Rapporto dei sessi
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Aumento nelle nascite di individui di sesso femminile
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Studio condotto su popolazione residente vicino a due inceneritori in Scozia.
Altre indagine effettuate sulla popolazione di Seveso hanno
rilevato una connessione con l’esposizione a diossine (studi
del 1995 e 1999)
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Anomalie congenite
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Aumento della incidenza di spina bifida (deiescenza del canale midollare
dovuta a mancata saldatura dell’arco posteriore della vertebra)
e di ipospadia (malformazione delle vie urinarie dell’uomo)
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L’aumento di questi difetti genetici è stato osservato in individui residenti
in un’area posta vicino ad un inceneritore fra il 1960 e
il 1969. La correlazione deve essere confermata
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Aumento della probabilità di malformazioni congenite nei neonati
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Indagine condotta su popolazione residente vicino a due inceneritori di
rifiuti urbani in Belgio (studio del 1998)
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Aumento di malformazioni congenite agli occhi
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Studio sull’impatto di due inceneritori di rifiuti pericolosi in Scozia
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Gravidanze multiple
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Possibile aumento nei tassi di gravidanze gemellari e/o multiple
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Un aumento nei parti gemellari è stato evidente nel 1980 in una popolazione
residente vicino ad un inceneritore in Scozia. La probabilità
di gravidanze multiple è stata osservata anche in Belgio
(studio del 2000)
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Altri impatti
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Livelli più bassi dell’ormone tiroideo nei bambini
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Bambini residenti vicino ad un inceneritore in Germania hanno mostrato questo
fenomeno (studio del 1998)
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Aumento di allergie, incidenza del comune raffreddore e di generali malesseri.
Aumento della richiesta di intervento medico nelle scuole
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Studio condotto in una scuola inferiore su bambini che vivono nelle vicinanze
di due inceneritori di rifiuti urbani in Belgio (1998)
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Perché Greenpeace
è contraria all’incenerimento
Come
già accennato nel paragrafo introduttivo del rapporto, Greenpeace è contraria ad ogni forma d’incenerimento, indipendentemente
dalla tipologia di rifiuto incenerito e dalla capacità dell’impianto.
Esistono diverse ragioni che giustificano questa posizione, gli
inceneritori infatti:
-
Pongono
un rischio ambientale
– Le sostanze contaminanti emesse da un inceneritore per via
diretta o indiretta inquinano l’aria, il suolo e le falde acquifere.
Nonostante i moderni sistemi di abbattimento degli inquinanti
riescano a limitare ma non abbattere completamente le dispersioni
atmosferiche, molto spesso gli stessi inquinanti si ritrovano
rilasciati in forma solida. Inoltre la natura della maggior
parte degli inquinanti emessi è tale da porre problemi anche
a bassa concentrazione e la loro caratteristica di resistenza
alla degradazione naturale ne determina un progressivo accumulo
nell’ambiente.
-
Non
eliminano il problema delle discariche
– Nonostante la diminuzione di volume dei rifiuti prodotti,
il destino delle ceneri e di altri rifiuti tossici prodotti
da un inceneritore è comunque lo smaltimento in discarica per
rifiuti speciali, più costose e pericolose.
-
Non
creano occupazione
– La costruzione e l’esercizio di un impianto determina un livello
occupazionale inferiore al personale impiegato nelle industrie
del riciclaggio dei materiali pubbliche e private che potrebbe
offrire dai 200.000 ai 400.000 posti di lavoro nell’Unione
europea.
-
Non
garantiscono un alto recupero energetico – Il risparmio di energia
che si ottiene dal riciclare più volte un materiale o un bene
di consumo è molto superiore all’energia prodotta dalla combustione
dei rifiuti. La plastica, che rappresenta circa l’11% in peso
dei rifiuti urbani, è l’unica frazione merceologica la cui combustione
è più vantaggiosa del riciclaggio: ciò è dovuto al suo elevato
potere calorifico (ottimo per il processo di incenerimento)
e allo scarso valore commerciale della plastica riciclata (un
materiale plastico riciclato, infatti, può essere utilizzato
una sola volta ed esclusivamente in applicazioni minori, come
arredo urbano, fibre tessili e materiali per l’edilizia).
Le richieste di Greenpeace
A
Maggio 2001 oltre 90 Paesi hanno adottato la Convenzione di Stoccolma
relativa alla graduale eliminazione degli inquinanti organici persistenti
(POP), un gruppo di composti chimici considerati fra i più tossici
e persistenti, tra cui le diossine.
L’incenerimento
dei rifiuti deve essere considerato una delle principali fonti di
emissione delle diossine e pertanto è necessario un bando totale
di questa pratica di smaltimento dei rifiuti.
Il
rispetto del "Principio
Precauzionale", in base al quale si devono prevenire
le emissioni di sostanze contaminanti anche in assenza di prove
definitive sulla probabilità del danno, dimostra che è necessaria
una revisione radicale del sistema di gestione dei rifiuti a favore
di misure e tecnologie alternative all’incenerimento.
Greenpeace
ritiene che la gestione dei rifiuti dovrebbe essere orientata verso
obiettivi progressivi di prevenzione, riutilizzo e riciclaggio,
quali:
-
Eliminazione
progressiva di tutte le forme di incenerimento industriale
entro il 2020, incluso l’incenerimento dei rifiuti urbani.
-
Misure
normative ed economiche per promuovere il riutilizzo degli
imballaggi (bottiglie e contenitori) e dei prodotti (computer,
componenti elettronici).
-
Incentivi
finanziari (tassa per la discarica) usati per sostenere il sistema
di raccolta differenziata e di riciclaggio.
-
Incentivi
al comparto del riciclaggio attraverso provvedimenti che stabiliscano
quantità specifiche di materiali riciclati negli imballaggi
e nei prodotti.
-
Materiali
che non possono essere riciclati o compostati con sicurezza
alla fine del loro ciclo di vita (come le plastiche)
devono essere progressivamente eliminati e sostituiti con materiali
ambientalmente sostenibili.
-
Materiali
e prodotti che aumentano la produzione di sostanze pericolose
negli inceneritori non dovrebbero entrare nel flusso dei
rifiuti. Tali prodotti includono materiale elettronico,
metalli e prodotti come il PVC.
-
Sviluppo
di tecnologie e sistemi di produzione che siano più efficienti
in termini di impiego di materie prime, energia e di riduzione
dei rifiuti prodotti.
-
Attuazione
del Principio Precauzionale.
Glossario
Autorizzazione
= procedura necessaria all’approvazione del progetto e all’esercizio
degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti che necessita
dell’autorizzazione della Regione.
Benzeni
= gruppo di composti organici (contenenti carbonio, idrogeno) di
cui il benzene ne rappresenta il "capostipite". Il benzene
è usato come solvente, in miscele carburanti e nell’industria degli
esplosivi.
Biogas
= gas che si origina dalla fermentazione anaerobica (in assenza
di ossigeno) della materia organica, compresa quella presente nei
rifiuti urbani; il biogas è costituito in prevalenza di metano e
anidride carbonica con tracce di azoto e vapore acqueo.
Catena
alimentare (o catena trofica) = è una rappresentazione
astratta che indica il trasferimento di energia alimentare che parte
dalle piante (organismi produttori) e attraversa una serie di organismi
che mangiano e vengono mangiati.
CDR
(combustibile derivato dai rifiuti) = è rappresentato in prevalenza
dalla frazione secca combustibile dei rifiuti (soprattutto plastica),
che rimane una volta rimossa la materia organica come gli scarti
alimentari; il cdr viene usato negli inceneritori e nei cementifici.
Co-combustione
= la combustione di rifiuti, sotto forma di cdr, che viene realizzata
insieme ai combustibili fossili (in genere carbone).
Cogenerazione
= generazione in un unico impianto di diverse forme di energia,
per esempio elettrica (corrente) e termica (calore).
Diossine
= con il termine generico "diossine" si comprendono 210
composti chimici contenenti cloro (diossine e furani) senza valore
commerciale che hanno origine da alcune attività industriali (produzione
di cloro e PVC, uso di cloro in molte applicazioni industriali,
incenerimento ecc.).
DNA
= molecola presente in ogni cellula che rappresenta il codice genetico
di un organismo vivente. Il DNA è la sostanza di cui sono formati
i geni, elementi ereditari che determinano le proprietà innate dell’organismo
animale e vegetale.
Endometrio
= tessuto che riveste la cavità dell’utero e che va in contro
a cicliche modificazioni sotto l’influenza degli ormoni (estrogeni,
progesterone), prodotti dall’attività ovariche.
Endometriosi
= presenza di tessuto dell’endometrio in sedi differenti dalla cavità
uterina.
Fermentazione
= è un processo che avviene per attacco della materia organica da
parte di batteri, funghi, lieviti e porta alla formazione di gas.
Frazione organica (o umida) =
comprende gli scarti alimentari (avanzi da cucina), scarti vegetali
provenienti da attività agricole e agro-industriali, scarti di legno,
rifiuti tessili di origine vegetale (lino, cotone, canapa) e contiene
elevate concentrazioni di acqua.
Frazione secca =
frazione di rifiuto costituita da materiali quali plastica, carte,
legno, metalli, vetro
Furani
= vedi diossine.
Gestione
dei rifiuti = sistema che comprende le 4 operazioni principali
di raccolta, trasporto, recupero e smaltimento finale di rifiuti
(compreso il controllo di tutte le operazioni, nonché il controllo
delle discariche e degli impianti di smaltimento dopo la loro chiusura).
Inceneritori
= qualsiasi unità, fissa o mobile, utilizzata per l’incenerimento
di rifiuti (con o senza recupero del calore di combustione).
Ingombranti
= tipologia di rifiuti fra cui si annoverano elettrodomestici, frigoriferi
ecc.
IPA
= idrocarburi policiclici aromatici, composti organici contenuti
nei combustibili fossili e che si liberano in ambiente durante la
loro combustione o in caso di sversamento dei prodotti petroliferi.
Iperlipidemia
= eccesso di lipidi (colesterolo, trigliceridi) nel sangue.
Ischemia
cardiaca = mancanza improvvisa di sangue nel cuore (per occlusione
della arteria coronorarica) che può determinare l’infarto.
Metalli
pesanti = elementi come cromo, manganese, rame, nichel, piombo,
cadmio, zinco, mercurio e stagno presenti in ambiente per rilascio
da attività naturali (eruzioni vulcaniche, rilascio da minerali
e rocce) o industriali (impianti di produzione di cloro ed altri
composti chimici, fonderie, inceneritori, industrie del recupero
dei metalli ecc.).
Metano
= uno dei gas che si generano dalla fermentazione dei rifiuti organici.
Mutageno
= sostanza o composto in grado di determinare mutazioni, cioè variazioni
nel codice genetico degli organismi viventi.
PCB
(policlorobifenili) = costituiscono un gruppo di 209 composti,
12 dei quali hanno proprietà tossicologiche analoghe alle diossine
e pertanto sono denominati "PCB diossina-simili".
Percolato
= liquido che si raccoglie sul fondo delle discariche derivato dalla
miscela tra i prodotti di decomposizione del rifiuto e le acque
meteoriche, arricchito delle sostanze inquinanti che si trovano
nei rifiuti.
Pesticida
= composti chimici impiegati per l’uccisione dei parassiti delle
piante.
POP
(persistant organic pollutant) = inquinanti organici persistenti,
fra cui figurano diossine, furani, PCB e pesticidi, fra cui il DDT.
Potere
calorifico = rappresenta l’energia contenuta nei prodotti
che viene liberata in forma di calore quando vengono bruciati.
Procedure
semplificate = procedure che consentono l’esercizio di impianti
di trattamento termico di rifiuti non pericolosi (effettuato dai
produttori nei luoghi di produzione degli stessi) e di recupero
energetico di rifiuti (pericolosi e non) attraverso la sola Comunicazione
alla Provincia competente. Le attività sopra indicate possono essere
intraprese decorsi 90 giorni dall’invio della comunicazione di inizio
attività.
Proteinuria
= presenza di proteine nelle urine.
Raccolta
differenziata = raccolta finalizzata a raggruppare i rifiuti
urbani in frazioni merceologiche omogenee (carta e cartone; vetro;
plastica ecc.).
Riciclo
= riutilizzo di un bene giunto a fine ciclo di vita che viene reimmesso
nella filiera produttiva originaria.
Rifiuto
= qualsiasi sostanza, prodotto di scarto od oggetto giunto
al termine del suo uso. In base alla loro origine sono classificati
in rifiuti urbani e rifiuti speciali mentre, secondo le caratteristiche
di pericolosità (dovute alla natura o alle attività che producono
i rifiuti), si distinguono a loro volta in rifiuti pericolosi e
non pericolosi. A seconda dello stato fisico si possono distinguere
in rifiuti solidi, liquidi e gassosi.
Subsidenza
= abbassamento della crosta terrestre dovuto a varie cause, come
fenomeni vulcanici, accumulo di sedimenti sui fondi marini ecc.
TEF
(Fattore di Tossicità Equivalente) = fattore di conversione
per comparare il grado di tossicità tra i diversi tipi di diossine,
furani e PCB
Tioeteri
= composti che possono essere rinvenuti nel sangue umano a seguito
dell’esposizione ad alcuni composti tossici
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2001" – ANPA, ONR.
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E. Ronchi, M. Santoloci, 2001
- "La riforma dei rifiuti, i nodi critici" –
(ricerca
ed elaborazione Ernesto Burgio)
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