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DOCUMENTAZIONE:
ATTAC !
Un' arma contro la globalizzazione a disposizione dei cittadini.
Da oltre un decennio si parla di
globalizzazione. In un primo tempo le voci critiche erano poche
e isolate: in parziale dissenso con l'universale entusiasmo per
il crollo della cortina di ferro e la fine della guerra fredda,
cercavano di evidenziare i rischi nascosti nel nuovo mondo/mercato
globale, del cui escatologico avvento troppi favoleggiavano.
Ma è negli ultimi due o tre anni che queste voci allarmate
si sono collegate tra loro a formare un vero e proprio movimento
internazionale, assurto all'onore delle cronache a partire dal maggio'98
(manifestazioni contro il vertice Wto di Ginevra) e, soprattutto,
dall'autunno del '99, quando 50.000 manifestanti convenuti a Seattle
da tutto il pianeta (ambientalisti, pacifisti, militanti per i diritti
umani, rappresentanti di Ong, di associazioni culturali e politiche,
di sindacati
) cinsero d'assedio il vertice del Wto e comparvero
sui media di tutto il mondo. Per i più fu una sorpresa, perché
il movimento si era preparato silenziosamente nei mesi precedenti,
utilizzando l'ultimo e più ambivalente tra i media: la Rete.
Oggi non sono pochi a profetizzare che questa è l'unica e
forse ultima grande arma in mano a chi crede ancora di poter contestare
il sistema, di scuotere dall'interno l'occidente capitalistico dopo
che tutti gli attacchi portati dall'esterno al suo dominio hanno
fallito.
Ma prima di fare il punto su questo nuovo fenomeno, in cui non pochi
nostalgici del '68 affermano già di riconoscere l'insperato
ritorno alla vita del grande movimento di contestazione della loro
(e nostra) giovinezza, è forse il caso di fare un passo indietro
e di porci una domanda più radicale: cosa si deve veramente
intendere col termine globalizzazione?
E' fuor di dubbio che la tendenza
a omologare a sé tutte le altre culture è vizio proprio
dell'Occidente, almeno a partire da Alessandro il macedone (discepolo,
non lo si dimentichi, di un certo Aristotele). Ma è a partire
dalla rivoluzione industriale e dalla nascita dell'imperialismo
coloniale (commerciale/culturale) di marca anglosassone che si può
parlare di globalizzazione: è da allora, infatti, che il
mondo intero si avvia a diventare un grande, unico mercato.
Per quanto concerne il nostro orribile secolo potremmo ricordare
alcune date significative:
>la prima è il 1929: quando la crisi finanziaria di Wall
Street si trasformò in crisi economica mondiale si capì
che il mondo era diventato "più piccolo" e che
davvero il battito d'ali di una farfalla a New York avrebbe potuto
produrre un ciclone a Berlino. ( E quando il ciclone giunse, fu
chiaro che la crisi del 1929 non era stata esente da responsabilità).
>la seconda data è il 1949, in cui i paesi satelliti dell'URSS
concordarono un piano di collaborazione e pianificazione economica
(COMECON) e le nazioni alleate degli USA firmarono il Trattato dell'Atlantico
del Nord (NATO). In un certo senso la divisione del mondo in due
blocchi contrapposti rappresentò una battuta d'arresto nel
secolare processo di globalizzazione del mondo
>la terza data è il 1989, annus mirabilis(?) in cui la
storia riprese il suo corso
o in cui, si potrebbe anche dire,
il Mercato (l'economia) vinse la sua battaglia nei confronti della
Storia (la politica) . La caduta del muro è certamente un
evento dotato di grande valore simbolico, che non segnò soltanto
la fine del cinquantennio caratterizzato dai due blocchi contrapposti:
furono la lunga fase politica iniziata con la rivoluzione francese
e (quindi) la stessa dialettica destra/sinistra a entrare in crisi.
Solo i politici di professione non sembrano essersene ancora accorti
(specialmente in Italia, dove formano, notoriamente, una casta a
sé stante).
In un primo momento la fine dell'esperimento sovietico fu salutato
come una liberazione in tutto il mondo. Le voci critiche, perplesse,
preoccupate furono un'esigua minoranza: il mondo unificato sotto
un'unica bandiera, quella a stelle e strisce, appariva loro non
meno pericoloso di quello diviso.
Che Marx avesse sbagliato radicalmente i suoi conti apparve comunque
evidente a tutti: non il capitalismo ma il sistema comunista era
crollato, rivelando la sua vera natura di Gigante dai piedi d'argilla.
Nel giro di pochi anni o decenni il mondo si sarebbe trasformato
- era questa l'analisi/profezia che circolava in quei giorni - in
un grande, unico, libero Mercato.
Ma quest'analisi era veritiera?
Se la domanda significa: questo supposto Libero Mercato planetario
è la concreta realizzazione di quella entità ideale,
di cui scriveva Adam Smith, in cui lo Stato (o comunque le istituzioni)
interviene continuamente per correggere e tenere a freno gli eccessi
della mano invisibile , che cerca di condizionare e dominare il
mercato stesso
la risposta non può che essere negativa.
Quello che si avvia a dominare il pianeta - come affermavano già
allora alcuni intellettuali perspicaci, tra i quali è utile
ricordare quantomeno Noam Chomsky - non è certamente un Libero
Mercato.
Il Mercato mondiale unico è infatti un mondo integralmente
truccato. E' vero che, sulla carta, le autorità internazionali
appoggiano in tutto il mondo i sistemi democratici e collaborano
alla distruzione dei regimi autocratici; ma questa è solo
l'apparenza, la tragicommedia che ogni giorno il mondo mette in
scena per convincere miliardi di uomini e donne che quello in cui
vivono è (in fieri) il migliore dei mondi possibili. Dietro
le quinte la realtà è ben diversa: a dominare il mercato/mondo
è infatti una sorta di Governo Ombra Mondiale, costituito
dai vertici delle principali istituzioni politico-economiche internazionali
(Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, Wto, OCSE
.)
e al servizio del grande capitale transnazionale
Ma se il mercato globale è
truccato, il mondo intero lo è. Il Governo Ombra condiziona
o addirittura detta le decisioni politiche fondamentali dei governi
e dei parlamenti dei singoli stati: il gioco democratico, al loro
interno, è solo un paravento alla dittatura del mercato.
Il modo più semplice per illustrare il funzionamento di questo
Governo Ombra consiste probabilmente nell'immaginare una situazione-tipo.
Poniamo che in un dato paese si decida di attuare una riforma nel
campo della sanità o della prevenzione a favore delle classi
più deboli. E' probabile che una tale riforma necessiti di
ingenti investimenti nel settore pubblico e che le classi dominanti
e, soprattutto, il grande capitale internazionale con interessi
in quel paese preferiscano che a beneficiare di quei finanziamenti
sia il settore privato. Questa è una tipica situazione in
cui entra in azione il super-governo ombra, con argomenti che difficilmente
il potere politico del paese può trascurare. Immaginiamo
ad esempio che sui mercati internazionali si diffonda la voce che
un gruppo di grandi speculatori - temendo gli effetti negativi,
sull'economia di quel paese, della programmata riforma sanitaria
- siano intenzionati a vendere grandi quantità di valuta
del paese, o a ritirare ingenti capitali investiti nelle sue banche:
è ingenuo pensare che le autorità di quel possano,
al giorno d'oggi, protestare contro una simile ingerenza, rivendicare
la piena sovranità, portare a termine quella riforma, encomiabile
forse sul piano morale, ma poco vantaggiosa sul piano economico.
E' soltanto un esempio, sufficiente però a capire come la
concentrazione di enormi ricchezze in poche mani possa alterare,
se non sopprimere, il gioco democratico in molti paesi e forse in
tutto il mondo e come, nei prossimi anni, sedi effettive del potere
saranno sempre di meno le istituzioni politiche dei vari stati,
d'altronde facilmente condizionabili e corruttibili, e sempre di
più gruppi e persino individui detentori di grandi ricchezze
(e quindi di strumenti e canali di pressione). Né bisogna
trascurare il fatto che, non di rado, questi stessi soggetti occupano
posti di rilievo in grandi istituzioni politiche ed economiche internazionali:
si pensi ai ricchi capitalisti recentemente eletti nei parlamenti
nazionali e internazionali o addirittura a capo di importanti governi
o ai numerosi esperti e consulenti di ministri e funzionari governativi
assoldati dalle multinazionali
Ma il Governo Ombra manifesta la
sua forza anche in altre, particolari occasioni che, negli ultimi
anni, occupano sempre più spesso le prime pagine dei giornali:
i summit politico-economici internazionali, che vedono riuniti allo
stesso tavolo i vertici delle istituzioni politiche e finanziarie
internazionali (ONU, Banca Mondiale, Wto, Fondo Monetario Internazionale,
UE, OCSE) e i capi di governo, i ministri degli esteri e delle finanze
delle 7/8 nazioni più industrializzate e potenti del mondo.
Immancabilmente i media di tutto il mondo si premurano, in queste
occasioni, di divulgare la buona novella di accordi e trattati finalizzati
a liberalizzare ulteriormente i movimenti di capitali e di merci
attraverso continenti ed oceani
come se questo fosse motivo
di speranza per gli oltre sei miliardi di essere umani che popolano
il pianeta e per il pianeta stesso, anziché un ulteriore
vantaggio per i nuovi padroni del mondo.
Sono davvero poche le voci consapevoli e indignate che in queste
occasioni si levino contro questo Governo Ombra, che senza nessuna
legittimazione democratica dirige il pianeta, eludendo il gioco
dei controlli incrociati tra esecutivi, parlamenti e magistrature
dei singoli paesi che, fino a prova contraria, rappresenta l'essenza
stessa del processo democratico, almeno a partire da Montesqieu
e dalla Costituzione americana del 1787 .
Tutto questo significa che poche
diecine di migliaia di persone hanno potere di vita e di morte su
miliardi di esseri viventi
La frase non deve apparire retorica
o eccessiva. La sete di potere di questi signori non ha limiti:
il loro obiettivo più recente è il possesso della
biosfera e, in particolare della vita umana. Il loro programma è,
in materia di nutrizione, rendere tutti gli esseri viventi dipendenti
dal cibo sintetizzato nei loro laboratori (questa è la vera
essenza dei cibi transgenici) ; in materia di medicina preventiva
e terapeutica la loro strategia di dominio punta tutto sulla genetica
(persino il genoma umano è ormai legalmente "cosa loro"
)
Ma se già sul piano etico è inaccettabile che la terra
con i suoi miliardi di esseri viventi sia per la prima volta, nella
lunga storia del genere umano, nelle mani di pochi individui (per
la quasi totalità bianchi, europei e nordamericani) ancora
più grave è il fatto che questi signori, in preda
a un delirio di onnipotenza, non sembrino rendersi conto delle conseguenze
sempre più catastrofiche delle loro decisioni e scelte.
Perché dovrebbe ormai essere chiaro a tutti che un'ulteriore
aumento del commercio mondiale, quindi dei consumi, quindi della
produzione significa incremento dei profitti per le classi e le
nazioni ricche, crescita dell'indebitamento dei paesi poveri, depauperamento
delle risorse e accelerazione del processo distruttivo del pianeta.
CHE FARE?
La drammatica prospettiva di un pianeta acquistato in blocco e controllato
da poche migliaia di plutocrati privi di scrupoli e in balia di
un duplice delirio, di onnipotenza e di (auto)distruzione, non può
che spingerci a cercare nuovi strumenti di lotta. La situazione
è indubbiamente drammatica: L'idea di liberare la terra dalle
mani degli uomini più ricchi e potenti del mondo è
evidentemente utopica. Ma questo non significa che bisogna arrendersi.
Almeno a partire dalla caduta del muro (ma basterebbe pensare ad
alcuni messaggi profetici di Enrico Berlinguer per retrodatare di
alcuni anni l'inizio della crisi) la sinistra europea è in
una fase di disagio e di disorientamento
La domanda che sorge
spontanea a questo punto è la seguente: si tratta di una
crisi fisiologica, passeggera, o è indice di un problema
più profondo, di una crisi radicale della politica e di quella
bipolarità destra/sinistra che da oltre due secoli è
il centro motore del confronto politico in occidente (e quindi in
tutto il mondo)?
A nostro parere la risposta è anche in questo caso obbligata:
la caduta del muro o meglio l'implosione del sistema sovietico ha
significato la fine di una fase storica durata due secoli: in luogo
della contrapposizione tra una fantomatica destra tradizionalista
e conservatrice(?) ed una improbabile sinistra rivoluzionaria e
progressista (?) (la stessa incongruenza degli attributi, la stessa
difficoltà degli schieramenti nel differenziarsi tra loro
attesta l'inadeguatezza delle coordinate tradizionali) è
possibile riconoscere due schieramenti fondamentali: a una "destra"
internazionale globalizzatrice", che rappresenta un'esigua
minoranza, la cui strapotenza politica deriva essenzialmente dal
possesso dei mezzi di disinformazione/condizionamento di massa,
può e deve contrapporsi soltanto una "sinistra antiglobalista"
Questo è il terreno obbligato e l'essenza stessa dello scontro:
se il mondo è ormai un grande mercato truccato in cui una
ristretta minoranza di padroni e di più o meno efficienti
e inconsapevoli complici (noi stessi) detiene e controlla il potere
e la ricchezza del pianeta vivendo in una condizione di benessere
(eccessivo e distruttivo) sulle spalle di una massa di 6 miliardi
di lavoratori-schiavi-consumatori, questo non è solo inaccettabile
sul piano etico (del mondo delle idee), ma negativo sul piano concretissimo
degli eventi (del mondo fenomenico), visto che un sistema globale
fondato sul profitto e sulla competizione non può che distruggere
il pianeta in pochi decenni.
Se poi è vero che la suddetta minoranza domina e controlla
l'inerme maggioranza utilizzando essenzialmente i mezzi di disinformazione
e il condizionamento psicologico (subliminale) di massa
allora
è evidente che l'unica forma di lotta che ci rimane è
la controinformazione capillare e che l'unico fine di questa lotta
consiste nel favorire la trasformazione di questa massa di individui
sfruttati, plagiati, sedotti in soggetti consapevoli dei propri
diritti e doveri, dei rischi enormi della situazione e delle residue
possibilità di correre ai ripari.
Questo ragionamento è stato fatto e proposto negli ultimi
anni da quei pochi intellettuali e attivisti politici che non si
sono bevuti il cervello e non si sono lasciati corrompere e comprare
dai nuovi padroni del gioco. La soluzione più semplice e
rapida del problema è parsa quella di prendere il diavolo
contropelo: se i media sono lo strumento elettivo del nuovo potere
è qui che bisogna portare lo scontro. Se in particolare Internet
rischia di diventare la ragnatela grande quanto il mondo (world
wide web) in cui il ragno/capitalismo internazionale imprigiona
uomini e donne per succhiare i loro cervelli e il loro sangue e
per utilizzare la loro energia, è in rete che bisogna preparare
il contrattacco.
E' per questo motivo che in tutt'Europa si diffonde a macchia d'olio,
con epicentro in Francia (da oltre due secoli il paese più
sensibile e reattivo in ambito ideologico-politico, da alcuni anni
il più insofferente nei confronti dell'egemonia culturale
e commerciale Usa), un movimento on line che si propone di coordinare
e trasformare in movimento planetario compatto le iniziative anti-globalizzazione
che nascono, più o meno spontanee, in tutto il mondo, soprattutto
dopo che le immagini della protesta giovanile contro il summit di
Seattle dell'autunno 1999 hanno fatto il giro del mondo.
ATTAC !
A questa grande rete di controinformazione e di coordinamento, che
si sta espandendo a macchia d'olio in tutt'Europa, aderiscono già
associazioni importanti quali Amnesty international, Greenpeace,
Mèdecins sans frontières
Attac (à Scheda*) è uno dei gangli fondamentali di
questa rete. Sorta in Francia nel 1998 da una proposta di Le Monde
diplomatique ha un obiettivo di fondo: riconquistare alla sfera
politica, e quindi alla democrazia, gli spazi perduti a vantaggio
della sfera finanziaria. In appena due anni, in Francia e in oltre
dieci paesi, ha coinvolto e collegato tra loro migliaia di soggetti
e di gruppi - associazioni di volontariato, associazioni culturali,
Organizzazioni non governative grandi e piccole- e funziona a sua
volta come una rete di coordinamento aperta verso l'esterno (à
verso la grande rete) e composta da migliaia di comitati locali
interconnessi tra loro e con altre reti associative e di controinformazione.
Ma la struttura telematica rappresenta solo lo scheletro o se si
preferisce la rete neuronale del sistema che si sta formando. Tanto
a livello internazionale, quanto a livello locale, l'anima del movimento
è formata dalle relazioni e dagli scambi che i comitati locali
riescono ad attivare tra loro e con altre realtà, affini
per valori, finalità e mezzi di intervento, già attive
sul territorio.
ATTAC A PALERMO
La breve primavera fiorita qualche anno fa nella nostra città
non sembra esser stata il preludio alla rigogliosa estate che molti
aspettavano.
La stessa società civile, che le stragi dell'annus terribilis
1992 sembravano aver trasformato in un fronte compatto e deciso
a dire basta
· non solo alla mafia - intesa come organizzazione criminale-finanziaria
del resto ormai perfettamente integrata ed inserita nel su descritto
circuito internazionale
· ma anche e soprattutto alla mafiosità - intesa come
insieme di atteggiamenti e comportamenti quotidiani di ambigua,
furbesca prepotenza e di omertosa, vile complicità, tipici
di un paese avvezzo da millenni a rispettare e onorare i pre-potenti
e a disprezzare i deboli e gli umili
sembra essersi piegata a più miti consigli e progetti: forse
perché divisa (eterno problema della nostra sinistra) in
troppe anime e fazioni, forse perché delusa (a torto o a
ragione: difficile giudicare in una fase così complessa della
politica internazionale) da uomini e istituzioni che avrebbero dovuto
difendere i suoi valori e portare avanti i suoi programmi.
Ecco perché abbiamo creduto importante ed urgente portare
Attac a Palermo. Come per ogni altro comitato locale di Attac la
nostra attività sarà duplice:
· da un lato abbiamo aderito alla rete internazionale di
Attac e, per questo tramite, siamo in continuo contatto con gli
altri soggetti che a livello nazionale e internazionale sono da
anni impegnati nella lotta contro il crimine organizzato e, più
in generale, contro la globalizzazione;
· contemporaneamente pensiamo di farci promotori di un coordinamento
locale permanente che possa collegare in modo stabile tutti i soggetti
impegnati nel sociale che reputino interessante ed utile creare
una rete locale di controinformazione e, al contempo, entrare a
far parte della rete internazionale di Attac;
· sono, inoltre, in via di costituzione gruppi di analisi
e di studio intesi ad analizzare l'attuale situazione sociale, culturale,
economica e politica della nostra città; gruppi di mobilitazione
e denuncia; gruppi di controinformazione, destinati a raccogliere
e diffondere informazioni in rete e in specifici luoghi di aggregazione
(scuole, parrocchie, privato sociale). A tal fine è importante
sia a livello internazionale che in ambito locale reclutare/mobilitare
esperti di vari ambiti e settori e soggetti a vario titolo impegnati
in campo culturale, sociale e socio-sanitario (insegnanti, medici,
biologi, giuristi, economisti, ingegneri ecc
)
(>SCHEDA)
ATTAC *
ASSOCIATION POUR LA TAXATION DES TRANSACTIONS FINANCIERES POUR L'AIDE
AUX CITOYENS
Attac nasce in Francia nel 1998,
da una proposta di Le Monde diplomatique e con un obiettivo di fondo:
riconquistare alla sfera politica, e quindi alla democrazia, gli
spazi perduti a vantaggio della sfera finanziaria.
La data d'inizio del movimento, che condurrà di lì
a pochi mesi alla fondazione dell'associazione vera e propria, è
generalmente retrodatata al dicembre 1997 e, più precisamente,
alla comparsa su Le Monde diplomatique dell'editoriale di Ignazio
Ramonet "Desarmer les marchès".
L'idea di fondo è fin dall'inizio quella di far fronte comune
con sindacati ed altre associazioni a finalità sociale, culturale
o ecologica al fine di creare un formidabile gruppo di pressione
civica su scala planetaria.
Primo obiettivo del gruppo è quello di spingere i governi
nazionali a reclamare la traduzione in Legge della proposta dell'economista
americano e premio Nobel per l'economia James Tobin di tassare le
transazioni finanziarie del gigantesco circuito speculativo legato
ai traffici internazionali di valuta..
Nel corso del primo grande appuntamento ufficiale del movimento,
indetto da Le Monde diplomatique per il 16 marzo 1998, si decide
di dar vita ad un'associazione nazionale finalizzata a promuovere:
la tassazione delle transazioni speculative sulle valute; la lotta
all'ultra-liberalismo e al neo-liberismo che sembra avere ormai
sedotto anche i sedicenti governi di sinistra in tutt'Europa; la
resistenza attiva al processo di globalizzazione/mondializzazione
finanziaria e culturale.
La data ufficiale di nascita dell'Associazione è l'8 giugno
1998: giorno dell'assemblea generale costituente e della definizione
dello statuto, in cui vengono anche eletti il consiglio d'amministrazione
e il presidente nella persona di Bernard Cassen, già direttore
generale di Le Monde diplomatique. Nel giro di due anni il movimento
è notevolmente cresciuto tanto in Francia che in altri paesi
europei: se nel dicembre 1998 Attac conta 5mila iscritti, nel giugno
1999, a un anno dalla data ufficiale di nascita, gli iscritti sono
già 10mila. Oggi è stata largamente superata la cifra
di 50mila iscritti nella sola Francia.
In questi due anni Attac: ha portato avanti importanti iniziative
politiche (in particolare la petizione nazionale per la tassazione
delle transazioni finanziarie ha raccolto, nel dicembre '98, 110mila
firme); ha organizzato dibattiti e convegni internazionali (nel
giugno '99 al convegno parigino "La dictature des marchés?"
hanno preso parte oltre 1200 intellettuali in rappresentanza di
80 paesi); ha pubblicato inchieste e saggi (la prima opera collettiva
di Attac "Contre la dictature des Marchès" è
stata presentata al raduno di La Ciotat presso Marsiglia, il 24
ottobre '99; nel maggio di quest'anno è uscito uno studio
sui paradisi fiscali e la finanza illegale); ha organizzato incontri
paralleli e alternativi ai grandi meeting politico-economici internazionali
quali il Forum internazionale di Davos del gennaio '99 e la Conferenza
internazionale di Seattle del novembre '99
Ci sembra anche utile enunciare brevemente
i principi ispiratori dell'associazione, interessanti in un momento
in cui molti sentono l'esigenza di rinnovare e modificare il proprio
impegno politico. Questi principi sono:
la laicità, intesa nel senso più ampio di massima
autonomia ideologica dell'associazione nel suo insieme e dei singoli
membri
l'indipendenza dell'associazione nei confronti di qualsiasi tentativo
di strumentalizzazione politica: a tal fine è esplicitamente
fatto divieto a quanti svolgano funzioni direttive nell'ambito dell'associazione
di ricoprire ruoli politici istituzionali
la pluralità, intesa come presenza militante ampia, diversificata
e non gerarchicamente organizzata
la concordanza tra pensiero e prassi
l'organizzazione in Rete
la concretezza dell'impegno, che deve tradursi in proposte pratiche,
ben definite e realizzabili
Sabato 24 marzo '01
alle ore 11,30
all'Associazione Culturale Agricantus
si svolgerà
la conferenza stampa di presentazione di Attac Sicilia cui parteciperà
il dirigente di Attac France Renè Chardavoine
Attac nasce in Francia nel 1998
e, a dispetto del nome, non è una associazione estremistica
o bellicosa, ma non violenta e laica in senso lato: cioè
non politicamente schierata in modo unilaterale, ma finalizzata
a mobilitare e a collegare tra loro tutti coloro che hanno coscienza
della drammatica situazione di un pianeta che rischia di essere
controllato da alcune migliaia di plutocrati/speculatori interessati
a trasformare il mondo in un unico grande mercato, i suoi 6 miliardi
di abitanti in consumatori/schiavi, i media in potentissimi strumenti
di condizionamento subliminale collegati tra loro da New York a
Sidney, da Tokyo a San Paolo del Brasile al fine di omologare tutto
e tutti all'interno di un unico modello antropologico (quello del
popolo di Beautiful, dei talk-show e del Grande Fratello) e di trasformare
governi e parlamenti in sedi legittime, ma apparenti, di un Potere
che abita altrove (WTO, OCSE, BM, FMI...)
Sul piano politico l'unica preclusione affermata con forza nella
Platforme di Attac è infatti quella nei confronti dei militanti
di estrema destra i quali, affermando e perseguendo ideali deliranti
di stampo nazionalistico e razzista, promuovono tra i giovani modelli
e comportamenti violenti e propongono forme di lotta al processo
di globalizzazione e omologazione culturale diametralmente opposte
a quelle proposte da Attac: finalizzate cioè a discriminare
e a dividere anziché a unire i popoli nel segno della solidarietà
reciproca e concreta (è in tal senso emblematico il programma
di lotta finalizzato all'adozione da parte dei parlamenti di tutto
il mondo di una legge sulla tassazione della grande speculazione
finanziaria in favore dei soggetti e dei popoli più deboli).
Attac consta già di una grande
rete internazionale di comitati locali attivi su gran parte del
territorio europeo. Ogni comitato locale rappresenta una unità
autonoma e indipendente il cui unico vincolo ideale e politico è
la piattaforma originale di Attac France.
Le finalità di Attac Sicilia sono da un lato l'adesione alle
reti nazionale e internazionale di Attac Italia (in via di costituzione)
e di Attac France; dall'altro la costituzione di una rete locale
di soggetti e individui già impegnati sul territorio e interessati
ad attuare percorsi di controinformazione su argomenti quali globalizzazione,
nuovi schiavi, neoliberismo, mafie e mafiosità, biotecnologie,
emergenze ecologiche e progetti e iniziative concrete finalizzate
all'aggregazione sociale, alla riqualificazione del territorio,
alla promozione della salute e del lavoro giovanile
Il Comitato promotore
di Attac Sicilia
CONFERENZA STAMPA 24 3 2001 -CENTRO POLIVALENTE AGRICANTUS
Da qualche anno si sente molto parlare
di globalizzazione, di neo-liberismo, di new-economy, di popolo
di Seattle. Di questi termini molti di noi si sono fatta un'idea
attraverso quanto hanno scritto e mostrato i media (almeno a partire
dall'autunno '99: da quando i dimostranti che assediarono a Seattle
il vertice mondiale del Wto fecero irruzione sui teleschermi di
tutto il mondo).
In realtà è ormai un decennio che personaggi di tutto
rilievo cercano di metterci in guardia contro gli effetti perversi
della globalizzazione. Una di queste voces in deserto è Noam
Chomsky: famoso linguista americano, fustigatore dei costumi e della
volontà di dominio del suo paese. Secondo i suoi estimatori
uno dei non moltissimi intellettuali lucidi dell'Occidente contemporaneo;
per i suoi detrattori spirito apocalittico e profeta di sventura.
In poche parole la Weltanschauung
di Noam Chomsky e di altri a lui affini profeti di sventura è
riassumibile in questi termini: globalizzazione significa occidentalizzazione
forzata del pianeta; rapidissima in relazione ai tempi della storia;
legata al possesso e all'uso spregiudicato di due armi potenti:
la tecnologia e i mezzi di persuasione (o se si preferisce di ipnosi)
di massa. Da cui immenso potere politico-militare e possibilità
di imporre il proprio modello di sviluppo e di trasformare miliardi
di esseri umani (donne e uomini, vecchi e bambini) in consumatori
e schiavi. Ma anche omologazione culturale, distruzione delle culture,
e stravolgimento ecologico e climatico del pianeta.
Di alcuni dei principali problemi connessi a quest'ultimo effetto
dell'inarrestabile processo di occidentalizzazione/globalizzazione
- effetto serra, buco dell'ozono, esaurimento delle risorse energetiche
e idriche - si é parlato e scritto a sufficienza. Di altri
problemi altrettanto gravi non si parla: in particolare pochi hanno
preso coscienza dei possibili effetti del progressivo stravolgimento
dell'ecosistema microbico: del fatto cioè che l'uso a tappeto
di antibiotici e la diffusione nell'ambiente di sostanze chimiche
bio-distruttive ha sconvolto, in poco più di mezzo secolo,
il micro-bio-ecosistema che si era formato nel corso dei precedenti
3 o 4 miliardi di anni. Questo significa essenzialmente emergenza
di ceppi batterici multi-resistenti e squilibrio epidemiologico
in favore dei virus e di altri patogeni resistenti ai chemioterapici.
Il dilagare dell'Aids; lo spettro di Ebola e Marburg; il ritorno
del Micobacterium Tuberculosis in forma multi-chemio-resistente
sono soltanto alcune delle avvisaglie di una possibile catastrofe
sanitaria, di cui si parla veramente troppo poco.
Ma anche l'epidemia di encefalopatia sclerosante bovina che qualche
deficiente ha etichettato come malattia della mucca pazza (subito
seguito dai media di tutt'Europa) è conseguenza della nostra
hybris tecnologica e del processo di globalizzazione, che ne diffonde
rapidamente gli effetti perversi.
Ed è evidente che siamo soltanto agli inizi.
Per tornare a Noam Chomsky: il suo dogma centrale è il seguente:
Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, World Trade Organization,
OCSE e così via formano una sorta di governo ombra, in grado
di condizionare le scelte economiche e politiche dei parlamenti
e dei governi di tutto il pianeta, al punto che la democrazia dei
vari stati, tanto ostentata e decantata negli ultimi anni, rischia
di essere poco più che una foglia di fico. Anche in questo
caso, si potrebbe dire, niente di nuovo sotto il sole, se già
Toqueville scriveva 150 anni fa:
"Nulla è più comune di un simile spettacolo nella
storia. Quasi tutti i prìncipi che annientarono la libertà
hanno tentato da principio di mantenerne le forme (ciò si
è visto dal tempo di Augusto ai nostri giorni); si illudevano
così di unire alla forza morale che viene dal consenso pubblico
la comodità che solo può offrire il potere assoluto."
Così Toqueville, ma il discorso vale evidentemente anche
per Hitler, per i Bush, per le 6 o 700 eminenze grigie e senza volto
che presiedono gli organismi suddetti e per i mille o duemila grandi
speculatori che ogni giorno muovono e controllano il 95% della pseudo-ricchezza
circolante attraverso le borse e i mercati del pianeta (dico pseudo-ricchezza
perché si tratta di cifre, di milioni di miliardi di dollari
metafisici che poco hanno a che vedere con l'economia reale e molto
con la speculazione: il che è un rischio enorme oltre che
uno scandalo morale). Bernard Cassen, presidente di Attac France,
ha parlato a questo proposito di Dittatura dei mercati.
E questo pericolo dovrebbe essere tanto più presente alla
nostra coscienza di ancora liberi cittadini di una paese che nei
prossimi anni rischia di essere governato da uno dei massimi esponenti
europei di questo nuovo potere. A rischio di esser monotono vorrei
ribadire che non "soltanto" di un problema morale si tratta,
giacché i nuovi padroni del mondo non sono solo avidi di
denaro e di potere : inconsapevoli o posseduti dal loro delirio
di onnipotenza rischiano infatti di distruggere il pianeta nel giro
di pochi anni.
Almeno per questo motivo dobbiamo aver chiaro in mente che la globalizzazione
è un problema che ci concerne tutti. Non solo per le centinaia
di milioni di nuovi schiavi (molti dei quali donne e bambini del
cosiddetto Terzo Mondo). Non solo per i milioni di disoccupati/disperati,
inevitabilmente violenti, che la delocalizzazione del lavoro, la
flessibilità, in una parola, il profitto di pochi a danno
di molti sta creando nelle nostre città. Ma per il semplice
motivo che se il rullo compressore che è la nostra civiltà
continuerà a tutto travolgere sul suo cammino, tra 10 o 30
anni l'aria della terra sarà irrespirabile; le falde acquifere
(sempre più spesso proprietà delle multinazionali)
inesorabilmente inquinate; le malattie infettive, che ci eravamo
illusi di aver debellato, diffuse e devastanti come non mai. Persino
la luce del sole sarà insostenibile e distruttiva per i nostri
occhi e la nostra pelle. E questo non è più un quadro
improbabile tracciato, da alcuni profeti di sventura, ma uno scenario
prevedibile. Dieci anni fa a Rio de Janeiro era stato decretato
che solo una riduzione del 30% dell'emissione di gas tossici nell'atmosfera
avrebbe potuto evitare a breve una catastrofe ambientale di proporzioni
apocalittiche. E da allora la situazione è peggiorata. Alcuni
mesi fa, a Trieste, i rappresentanti dei paesi industrializzati,
compresi gli USA, si erano accordati per una riduzione del 5%. Era
poco, ma era pur sempre un segno positivo. Alcuni giorni fa il neo-eletto
presidente americano, George Bush junior, ha annunciato al mondo
che gli USA non intendono onorare quell'accordo, a causa dei rischi
di recessione. E in effetti questa potrebbe diventare un'impasse:
un finale di partita quasi obbligato e tremendo, se è vero
che evitare la catastrofe ecologica potrebbe significare recessione
mondiale e quindi disastro sociale.
Se esiste una alternativa possibile, questa consiste in una politica
internazionale di auterity. Se esiste un soggetto che può
proporla e, se diventasse sufficientemente forte, imporla, questo
è un grande movimento ecologico e antiglobalizzatore planetario,
di cui il cosiddetto popolo di Seattle non sarebbe che l'avanguardia.
Un grande movimento internazionale e non-violento in grado di diffondere
controinformazione e di mobilitare le coscienze: se a Seattle nell'autunno
'99, a Davos ogni anno, a Napoli ieri e a Genova domani si riuniscono
i signori del mondo e i loro consulenti, press-agents e servitori,
a Porto Alegre un mese e mezzo fa c'é stata una prima, grande,
variopinta adunata del nuovo movimento: 170.000 giovani e meno giovani,
intellettuali, operai, sacerdoti e campesinos provenienti da 220
paesi hanno dato vita ad un meeting parallelo e contrapposto a quelli
del Potere. I media ne hanno parlato poco - in Italia la Repubblica
e il Manifesto sono stati l'eccezione - molto meno di quanto parlano
dei summit dei potenti. René Chardavoine potrà essere
miglior testimone: Attac France infatti è stato uno dei maggiori
organizzatori del meeting e Renè vi ha personalmente partecipato.
Attac, come vi ha detto Salvatore Petrucci, è ormai una rete
internazionale che in soli due anni ha collegato tra loro centinaia
di migliaia di soggetti (associazioni e individui) di tutto il mondo.
E' una grande rete costituita da comitati locali: ognuno strettamente
legato a un a specifica realtà territoriale e in grado di
affrontare i problemi che la globalizzazione crea in quel territorio.
Forse sulla base di quanto detto fin qui è già chiaro
cosa ci abbia spinto a costituire a Palermo un comitato locale di
Attac. Ma è altrettanto legittimo chiedersi in che modo questa
rappresentazione di realtà e questa speranza di mobilitazione
possano tradursi in pratica in una città e in una regione
tradizionalmente diffidenti verso le novità e nei confronti
di coloro che cercano di trasformare una società che, secondo
l'analisi per molti versi attuale e condivisibile del principe di
Salina nel Gattopardo, si crede quasi perfetta. Il nostro pensiero
è stato in pratica questo:
- forse il collegamento con una rete internazionale e prestigiosa
può essere uno strumento per rompere questa atavica diffidenza;
- forse la mobilitazione di intellettuali, esperti, comuni cittadini,
associazioni di volontariato può essere l'idea nuova per
aggregare le grandi energie che, in particolare in questa città,
raramente emergono e si uniscono.
Da mesi un coordinamento anti-globalizzazione a Palermo si sta già
costituendo. Ne fanno parte alcuni docenti universitari, tra cui
Salvo Vaccaro e Fulvio Vassallo; il coordinamento dei Cobas; il
Ciss (Cooperazione internazionale sud-sud), l'unica ONG attiva in
Sicilia. Il coordinamento si è fatto promotore (insieme al
Centro Impastato, all'Arci Palermo, al Coordinamento palermitano
per la pace, al Gruppo Abele, a Legambiente, all'Asgi-Associazione
studi giuridici sull'immigrazione), nel mese di dicembre e in contemporanea
al vertice ONU a Palermo, di un seminario internazionale su I crimini
della globalizzazione. Attac Palermo, che già aderisce formalmente
al coordinamento, può diventare un utile strumento di aggregazione
e di collegamento col movimento internazionale.
Gli obbiettivi e gli strumenti specifici del coordinamento siciliano
dovrebbero essere:
- la controinformazione, mediante seminari e corsi gratuiti;
- progetti in grado di promuovere l'aggregazione sociale, l'avviamento
professionale e la riappropriazione del territorio da parte dei
cittadini dei quartieri disagiati;
- la lotta contro mafie e mafiosità;
- la mobilitazione su problemi specifici quali militarizzazione
del territorio, disoccupazione, gestione politico- mafiosa delle
risorse idriche.
E' nostra convinzione di fondo che
soltanto la costituzione di un movimento trans-politico capace di
accogliere forze, intelligenze e volontà disparate; laico
e non strumentalizzabile sul piano politico; concretamente attivo
e inserito nel territorio; capace di individuarne le patologie specifiche
e quindi i bersagli e di mobilitare i cittadini possa concretamente
contribuire alla creazione di un clima di passione civile - continuazione
ideale e più profondamente radicata nelle coscienze, di quel
troppo fugace momento di speranza che fece seguito alle stragi del'92.
Pubblicato sul n. 223 della rivista
SEGNO (marzo 2001)
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